ACQUA DEL RUBINETTO: I RISULTATI DEL SONDAGGIO
SVOLTO DA ARCO IN ABRUZZO
Arcoconsumatori Abruzzo ha svolto nel corso del 2007
un sondaggio telefonico che aveva l’obiettivo di
valutare la qualità percepita della semplice acqua
del rubinetto da parte della popolazione regionale.
Ci sono stati più di 20mila contatti che hanno
portato a 5750 interviste effettive equamente
distribuite nelle 4 province abruzzesi.
L’acqua del rubinetto è bevuta dal 62,7% degli
intervistati, in una situazione stazionaria rispetto
alla precedente rilevazione del 2005 che aveva fatto
registrare, pur su un campione molto più piccolo, il
62.0% dei si.
Scomponendo questo risultato per sesso risulta un
leggero maggior gradimento da parte degli uomini
rispetto alle donne, delle persone più anziane
rispetto alle più giovani. La preferenza per l’acqua
di rubinetto si riscontra inoltre più diffusa fra
pensionati e casalinghe facendo individuare un’area
di maggiore criticità fra le persone che lavorano.
Da qui ne scaturisce un input a verificare meglio se
il minor gradimento di queste classi sociali sia
dovuto più alla suggestione pubblicitaria delle
acque minerali che non alla concreta esperienza
personale, di vita quotidiana.
Come facilmente intuibile il maggior gradimento
avviene in quegli alloggi dove la distribuzione
idrica interna non passa da serbatoi ma viene
irrorata o in via diretta o con autoclave,
Dato significativo è quello di una rilevante
riduzione del consenso fra coloro che abitano in
condominio, 56%, rispetto a chi non vi abita 65,9%,
con un ulteriore riduzione delle preferenze nel caso
di presenza dell’ amministratore condominiale
Da questo dato si evince la necessità di migliorare
la consapevolezza dei condomini e dei loro
amministratori sulla indispensabile difesa della
qualità dell’acqua offerta dalle aziende, garantendo
una periodica pulizia e manutenzione delle reti
interne. Se si esaminano i dati per ATO riscontriamo
che il miglior gradimento si ha nell’ATO Aquilano
mentre la maggiore criticità di consenso si ha nell’ATO
avezzanese
Se si osservano le motivazioni del rifiuto troviamo
la preponderanza di motivazioni non dovute a precise
esperienze dirette ma una generica mancanza di
fiducia.
Tale atteggiamento è probabilmente influenzato sia
dalla massiccia pubblicità delle acque imbottigliate
che, dalla mancanza di una qualsiasi forma di
informazione-promozione svolta dalle aziende
distributrici necessaria per la fidelizzazione e per
un adeguato contrasto ad una concorrenza non sempre
trasparente.
In mancanza di tale politica anche le altre risposte
ne risentono.
Si riscontra infatti una percezione di costo
eccessivo dell’acqua che supera il 50% degli
intervistati nella meta degli ato ma è intuibile che
in assenza di informazioni chiare sul rapporto
prezzo qualità del servizio offerto, prevalga una
sensazione piuttosto che una certezza. Infatti la
quasi totalità non conosceva i costi della propria
acqua ne qualsiasi riferimento ai costi della
depurazione. Conseguenza questa della grande
difficoltà riscontrata da quasi un terzo degli
intervistati a comprendere le voci in bolletta.
Ultimo dato che fa riflettere e che conferma la
sensazione di una grande distanza fra le aziende e
gli utenti è che la carta dei servizi che dovrebbe
essere obbligatoriamente e capillarmente diffusa e
pubblicizzata, è conosciuta invece solo dal 5% degli
intervistati di cui solo 54 su 5750 asserisce di
averne preso visione .




