|
24/02/2004
Chieti. Palatricalle.
Ovvero palasport trasformato in palatutto. Senza il
requisito fondamentale. L'acustica. Che nei palasport
è da schifo. Gare di pugilato, di corsa campestre,
di nuoto, di vela, qualunque cosa di sportivo va bene,
mettiamoci anche le assemblee condominiali ed i comizi,
ma la musica ed i concerti, per piacere, lasciateli
perdere! Soprattutto quando il personaggio ha come arma
letale delle sue canzoni le parole che diventano patos
se in armonia con la musica che lo accompagna e se gli
strumenti non si fanno la guerra per vincere gli uni
su gli altri.. Ma si sa, quando c'è di mezzo
l'argenteria non si va tanto per il sottile.Basta pagare.
Che poi gli spettatori ricevano per quel che pagano
beh
questo è un particolare trascurabile e lasciato
alle persone tignose e strarompi come me. Ma, andiamo
per ordine. Alle 20,30 mi presento all'ingresso ansimante.
Mi pesava il km a piedi a passo veloce con scatto finale
che ho dovuto fare dal parcheggio miracolosamente trovato,
ovviamente, in curva e su dosso. Dopo aver scansato
gli ambulanti degli accessori baglioneschi, sono riuscito
ad entrare un anfiteatro gia pieno, arrancando sopra
cappotti e corpi ringhianti e mi sono finalmente conquistato
il sedile con tanto di numerino appiccicato sopra, conquistato
alla modica cifra di 32 € iva compresa.
Sul palco un'attrezzatura di torri in metallo di oltre
10 metri con sotto ripiani mobili e sopra un castello
di luci da far invidia a Ronconi, Pugliese e la Minoutckine
messi insieme.
Sui 4 lati migliaia di persone di un popolo di tutte
le età. Tutto pieno. Dietro di me una tragedia.
Un gruppo di fanciulle con la fascetta d'ordinanza alla
testa con scritto Baglioni, guidate da una tipa che
si ripassava la parte di strilli e di ola. Sul palco
gli addetti che sistemavano gli arredi. All'improvviso
uno sfuggito al locale circolo del CAI, si è
fatto in "libera" i dieci metri di una torre
di acciaio con buona pace di tutte le norme di sicurezza
che prevedono "lacci e laccioli" . Nessun
ispettore del lavoro nei pressi, nessuna tragedia e
quindi nessuna multa.
Alle 21, in un boato assordante e con i gridolini insaziabili
della tipa di dietro che sbavava piu del cane del Pavlov
, puntuale come un orologio svizzero, si è presentato
il "Claudio" nazionale.
Dietro di lui uno stuolo di personaggi fra cui quattro
violiniste in tenuta da camera, e una decina tra gorilla
e musicisti vari. Nel mezzo, un killer che con due mazze
in mano, brandite come l'ultimo dei samurai, il volto
contratto e lo sguardo fisso sui corpi inermi di una
batteria, non da cucina, attendeva, con la schiena inarcata,
di partire con una bordata da 420 decibel. Ovvero l'inizio
della fine. E' stato allora che ho capito che quella
sera avrei avuto due nemici su cui concentrare tutti
i miei poteri di jellatore, lui e la vogliosa anatra
giuliva della fila dietro. E' stato allora che ho dato
veramente l'addio ai miei sudatissimi 32 € iva
compresa.
E infatti sono state tre ore e mezzo nelle quali invece
di un concerto di un cantautore bravo e sensibile come
Baglioni, ho assistito a una prova di forza del batterista
che accompagnava un cantante che sembrava si esibisse
in lingua aramaica antica con inflessioni dialettali
del Camerun. Non ho capito una parola, peggio che all'opera
quando non hai il libretto. C'è stato un momento
in verità nel quale ho sperato. Si, signori della
corte, non giudicatemi male, ho sperato che il piano
mobile che scendeva lentamente sul palcoscenico sottostante,
non contenesse i buchi attraverso i quali è passato
indenne il batterista. Si lo confesso ho sperato in
un guasto meccanico e mentre il palco scendeva giu che
il killer maledetto non se ne fosse accorto. Si per
un attimo ho sperato in una apoteosi di sangue. Invece
niente, mentre, dietro di me, l'oca giuliva sbatteva
le ali starnazzando le parole che conosceva a memoria
e che forse intuiva dallo smuovere delle labbra del
suo Dio, la testa dell'infame emergeva dal buco già
predisposto nel solaio mobile e continuava a godere
della sua omicida furia sonora.
Nel frattempo le quattro violiniste da camera facevano
come in un film muto il gesto di strusciare i propri
archetti sul violino. Alla fine, dopo tre ore e mezzo
ininterrotte tutto è finito. E nonostante i pianti
dei fans, l'assalto alla baionetta per gli autografi
autorevolmente dissuaso da quattro marcantoni palestrati,
e il tentativo, fallito, dell'oca giuliva di rimanere
incinta senza farsene accorgere, il "Claudio"
nazionale ha abbandonato tutti in un lutto generale.
Insomma, ero venuto a sentire il concerto di un cantante
per sentire quello che aveva da dire di nuovo oltre
a "questo piccolo grande amore", incuriosito
dalla presentazione nella quale aveva fatto presentato
l'evento come
"un racconto sviluppato per
accenni autobiografici, lungo il quale scorrono le canzoni..",
Sono rimasto con la curiosità insieme a tanto
pubblico che non ha applaudito nel gran finale. Un po
poco in cambio dei nostri 35 € iva compresa.
Dunque un palasport che non si farà dimenticare,
anche perché con quel nome da disfunzione anatomica
.
la rima vien da sola. Come dire Baglioni si, ma che
tri
calle!!!
Franco Venni
|