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30/06/2002
Dal delitto di Cogne
si conferma l'idea che ho sempre avuto. Una cosa è
il diritto di cronaca che si può fare senza bisogno
di nomi, citando semplicemente i fatti. Altro è
servire un piattino velenoso d'insinuazioni, di voci,
di congetture confezionato con i nomi delle persone.
Un crogiolo in cui tutti sembrano voler zuppare il proprio
biscotto. La signora Franzoni è stata condannata
poi assolta, ma non troppo. Adesso ci sono i vicini
di casa. Sotto a chi tocca! E' davvero diritto di cronaca
distruggere l'immagine delle persone o reato penale?
Non mi rivolgo farisaicamente solo a chi grazie all'occasione
ghiotta di occuparsi di un caso di cronaca coglie l'attimo
fuggente di uscire, per una volta nella vita, dall'anonimato
con una intervista in televisione. Non parlo neppure
ai giornali che devono vendere e per legge di mercato
sono disposti alla massima spregiudicatezza. Parlo a
tutti i miei concittadini che sono " il mercato"
e pasteggiano ogni mattina ed ogni sera con i nomi alla
berlina senza mai far sentire una voce di protesta su
questo costume riprovevole. Fascino sottile con il quale
il pubblico sportivo segue le gare automobilistiche
non solo per vedere chi vince ma anche per l'inconscia
speranza di assistere ad un incidente vero.
No, la signora Franzoni non ha solo il diritto di essere
considerata innocente dalla giustizia dello stato italiano
fino a condanna definitiva. Ha diritto anche in questo
caso a pretendere la tutela della propria immagine contro
chiunque agisca in modo contrario. Nella cronaca pubblica
dovrebbe essere abolita la categoria dei sospettati.
O si è colpevoli o non lo si è. Essere
sospettati è solo una fase tecnica di un procedimento
giudiziario che dovrebbe essere coperto dal piu geloso
anonimato. Perché qui si sostanzia un diritto
inalienabile della persona a poter continuare a vivere
dove le pare senza essere additata come "quella
di Cogne" innocente o colpevole che sia. Non lo
dico io lo dice la nostra costituzione. Lo sanziona
il codice penale. Lo grida la morale non scritta ma
a cui ciascuno, dentro di se, fa riferimento. Lo desiderano
tutti coloro che sono consapevoli che stiamo parlando
di un mostro che può sbranare, in modo più
o meno grave, un qualunque innocente. Lo sanno i giudici
e lo sanno i giornalisti. Dobbiamo esserne più
consapevoli noi, come liberi cittadini che fanno "mercato"
e che comprano, senza reagire, questo tipo di informazione.
Franco
Venni
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