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Nel mondo dei
consumatori, giustamente arrabbiati per un torto subito,
passare dal desiderio di una vendetta islamica,
al prendere in considerazione la possibilità di una
transazione, a volte è dura. Ne va di mezzo l’orgoglio
ferito e crolla ai minimi storici la propria autoimmagine.
I passaggi intermedi sono sempre gli stessi. La voglia
della giustizia “fai da te” , la ricerca utopica di
una giustizia pubblica, rapida ed efficace, la proposta
di organizzare un improbabile boicottaggio con gli amici
e i parenti, etc. La chiamerei “la sbollitura”
. Gli esperti ritengono che sia il periodo necessario
per passare dalle risposte emotive al ragionamento.
Tra le risposte emotive, nessuno se ne dolga, metto
anche, soprattutto per la microconflittualità, il ricorso
alle vie legali. Una cerimonia, lunga, costosa, spesso
inefficace nella quale l’interesse inconfessabile a
far durare una causa il piu possibile trova salde motivazioni
economiche, anche se non proprio da parte del diretto
interessato.
A fronte di questo fenomeno, l’azienda a volte sembra
affetta da ingenuità demenziale.
Prima di passare alla fatidica parola “Va bene, allora
trattiamo..” passa attraverso molte fasi del tipo… non
è vero, fa il furbo, mi vuole ricattare. Faccia quello
che vuole. Chi se ne frega. Via lui avanti un altro,
tanto è roba da legali. Tutto all’insegna dell’adagio
“ negare, negare, negare, tanto quello che può fare?”
I tempi cambiano, ed, oltre a far invecchiare le mamme,
oggi, con l’attività dei tavoli di conciliazione voluti
dalla CE, i conti si possono regolare anche in un altro
modo. Il risultato non è certo ma quando c’è, è sicuramente
positivo. Certo qualche pillola amara bisogna pure buttarla
giù. Ma è un costo iniziale che ne vale la pena. Per
esempio bisogna partire dal presupposto che non ci sono
ne vinti ne vincitori. E’ un po come cambiare il senso
del verbo “accettare”. Bisogna vederlo con occhi nuovi
Da “suddividere in parti uguali una persona, mediante
accetta” a quello di “accogliere, insieme alle proprie,
anche le ragioni dell’altro”. Non è poco ma indispensabile.
E i frutti non sono da poco. In Abruzzo ad esempio da
“accettatura” ad “accettazione” ne sono passati piu
di 800 che hanno ottenuto rimborsi per oltre 80.000
euro. Pochi, molti, chissà. Una cosa è certa che queste
conciliazioni hanno lasciato il gusto dolce in bocca
alla gente che ci ha provato e molte aziende avranno
qualche estimatore in piu che parlerà bene di loro,
in media a 8 persone, dice la statistica …Elementare,
Watson! Se uno si trova bene nel momento del conflitto
è probabile che meriti fiducia. Non credo che lo stesso
consumatore avrebbe avuto lo stesso atteggiamento con
una causa vinta dopo dieci anni !.
Altri 350 sono in attesa di vedere come finirà e altri
200 hanno avuto risposte che stimolano “l’accettazione”
..nel significato più cruento del termine.
Allora amici delle imprese, se ci tenete alla qualità,
avere persone che protestano, significa avere una grande
opportunità, sia di fidelizzarli ai vostri prodotti
o ai vostri servizi, sia d’imparare a fare meglio. A
pensarci bene costa meno di un qualsiasi corso di formazione.
Altro che cani e gatti, meglio sicuramente diventare
tutti delle sane..volpi!
Ma un grazie lo vorremmo sentire anche da parte della
burocrazia che amministra la giustizia pubblica. Abbiamo
calcolato che questi ottocento casi risolti hanno fatto
risparmiare oltre 50.000 euro di carte e perdite di
tempo alla burocrazia giudiziaria affannata. Saranno
poche, per carità. Ma sono cifre che stanno sull’attivo
invece che sul consueto passivo. Con buona pace di tutti,
anche di qualche avvocato rancoroso che con gli unghielli
sulle scartoffie si preoccupa, forse senza motivo, della
perdita di possibili clienti. Che possiamo farci? Alla
categoria degli avvocati diciamo. Adeguatevi. Basta
con i listini dei prezzi bloccati sulle parcelle minime
obbligatorie, basta con la mancanza della definizione
di un corretto rapporto prezzo - qualità del servizio
offerto. Basta con le ancora troppe lacune nel sistema
dei controlli che consente anche qualche arbitrio di
troppo nelle parcelle. Forse è giunto il momento di
comprendere che i professionisti, tutti i professionisti,
nessuna categoria o settore escluso, devono confrontarsi
pubblicamente in un libero mercato nel quale non ci
si può più, da tempo, fidare solo sulla parola! Ovvero
a buon intenditor….
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