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Mezzi
pubblici cittadini sempre più nuovi e sempre più… regalati!
Cosi, pare di capire dalle scritte sulle fiancate
degli autobus che ci informano che le regioni, (soprattutto
meridionali,ma non solo) hanno contribuito al loro acquisto.
Una volta succedeva solo per le ambulanze e sottolineava
un atto di solidarietà, in assenza di uno Stato che
non poteva provvedere a tutto.
Oggi
che la sponsorizzazione è una forma di pubblicità, la
domanda maliziosa rivolta alle aziende private che ottengono
il beneficio è se queste iscrizioni sono una forma di
piaggeria aziendale nei confronti dell’assessore competente
o un obbligo contrattuale con l’istituzione?
A
volte la domanda retorica può celare una questione di
principio. Per esempio se il costo del biglietto è parametrato
sulla efficienza di un servizio ancora distante dal
premio Nobel, forse una parte del prezzo che noi
paghiamo, è, anche questa, una forma di “beneficenza”,
obbligatoria.
E
allora perché non scrivere anche il mio nome fra i benefattori,
insieme a quello di migliaia di cittadini che tutti
i giorni montano sui nostri autobus urbani ?
Gia,
infatti, a che servono autobus luccicanti se poi il
traffico li blocca alla velocità di una macchina movimento
terra? Se le fermate sono invase da auto, motorini,
biciclette, furgoncini e quant’altro di semovente e
parcheggiabile? Se le corsie preferenziali sono di chiunque
le… preferisca? E in questo che possono fare le
aziende di trasporto urbano se non continuare a far
processione presso gli assessorati ai trasporti e alla
viabilità che li rinviano ai comandanti dei vigili urbani
che li rinviano agli assessori per mancanza, cosi dicono,
di personale, con piante organiche che sembrano dei
groviera?
Ma
a creare danno non è solo mancanza di rispetto del codice
della strada da parte degli automobilisti che si sa
sono “double face”. Si arrabbiano da automobilisti perché
non trovando il parcheggio risolvono ogni giorno il
problema con una pennellata di fantasia e si arrabbiano
da pedoni per il traffico bloccato dalle macchine parcheggiate
male. No, non sono solo loro.Ci sono anche i dirigenti
del comune che piazzano le fermate un po’ come gli pare,
diciamo con una certa liberalità rispetto ai problemi
della sicurezza. Per cui ci capita di trovare fermate
sui dossi o in piena curva o magari non servite da strisce
pedonali. Fermate killer che ci legano ad un futuro
..incerto. Gia! Perché in questi casi c’è anche
la ciliegina sulla torta. Anche l’autobus con la mancata
segnalazione di percorso sul lato strada, ci fa diventare
degli indovini. Sarà l’autobus che vogliamo prendere?
Nel dubbio meglio tentare, pur di non dovere attendere
un altro quarto d’ora il passaggio successivo. Ma nella
fretta, poco si guarda e mentre si attraversa correndo,
l’effetto …gallina diventa altamente probabile.
Come
poco probabile è l’informazione che i cittadini ricevono
alle fermate. “ Vorrei scendere vicino a via S.Zopito”
“Semplice, dovrebbe essere la quarta o quinta fermata
non mi ricordo” “Grazie, ma c’è un nome o un numero
sulla fermata?” “ Esagerato…, ma si vede benissimo.Lei
vedrà che subito dopo il distributore dell’Agip a destra
c’è un negozio di barbiere e di fronte una insegna rossa
del mobilificio. E poi non si preoccupi glielo dico
io” “ Grazie molto gentile”
E
cominci a roteare gli occhi, fissi al finestrino, come
un pazzo, per scoprire in contemporanea e con lungo
anticipo a) il negozio del barbiere,b)il cartello del
mobilificio, c) il maledetto distributore dell’Agip.
Meno male che sei salvato da una signora carica della
spesa che ti bisbiglia a fianco “Scenda con me, vado
anche io in via S.Zopito” E mentre scendi sollevato
dalla preoccupazione di dover fare un chilometro a piedi
per non aver visto il distributore dell’Agip che è,
ovviamente, seminascosto da quello della Q8, sogni un
mondo dove le fermate sono tutte numerate, coperte da
una tettoia, con una panchina per l’attesa, un orario
certo di passaggio degli autobus, un luogo certo dove
trovare il biglietto e il suo costo, un numero di telefono
certo per sapere perché da mezz’ora non passa nessuno,
una fermata insomma, dove l’autobus accosti al pari
del marciapiede e dove non ti tocchi fare l’alpinista
per salirci sopra.
Un
sogno rapidamente infranto da un profumo di pesce fracido
che ti accoglie alla discesa, quando le porte si aprono
di fronte a due motorini in sosta selvaggia che ti aiutano
a non salire sul marciapiede e a quattro contenitori
di rifiuti, tutti rigorosamente aperti che ti aiutano
a non pensare alla cena con gli amici appena disdetta.
Quant’è bello il bus…se la macchina è guasta!
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