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Non c'è peggior nemico del negro
.del bianco povero! Cosi recitava una ballata
americana in periodi di guerre razziali. A sentire i
segnali di guerra dei giorni precedenti l'entrata in
vigore della legge, oggi potremmo mutuarla con un "non
c'è peggior nemico del fumatore degli ex fumatori".
Ma, pur appartenendo a questa ultima categoria, non
mi sento di fare roghi di sigarette per strada come
qualcuno ci ha proposto in questi giorni per aizzare
la folla e farsi pubblicità.
E sentendo le cronache senza incidenti di rilievo, mi
sento confortato perché, almeno questa volta,
pare che gli imbecilli siano in forte minoranza. Comunque,
bravo Sirchia e vai avanti!
Ma una osservazione te la farei. O sono strabico io
o a questa legge, dei fumatori non gliene importa niente.
Brutto difetto perché proprio tu hai fatto fare
alla nostra legislazione il passo di non ritorno: quello
di definire il fumo una patologia e non solo un fenomeno
di costume Come dire, trasferire Humphrey Bogart dal
set di Casablanca ad un centro di recupero per tossici..Coerenza
avrebbe voluto infatti, che da questa affermazione ci
fossero state alcune conseguenze che traduco in provocazioni
come per esempio, l'offerta di cerotti antifumo a prezzi
scontati e una bella campagna pubblicitaria per il loro
uso. O forse, chissà, magari anche l'obbligo
di ricetta medica per ogni pacchetto di sigarette, ovviamente
comprato in farmacia!! E poi, ritornando sull'immediatamente
possibile, mi sarei aspettato di vedere il divieto di
vendere sigarette ai minori. E via di questo passo.
Ma cosi non è, o per lo meno non lo è
ancora. Come mai? Problema di gradualità o problema
di bilancio dello stato e di potenziali grane occupazionali
con i lavoratori di quell'azienda del monopolio che,
a dispetto di tutti e di tutto, continua a tirar su
quattrini dai polmoni dei fumatori? Gia perché
se per una ipotesi tutti smettessero di fumare chi gliela
racconta al ministro dell'economia, che intasca tanti
soldini dal monopolio tabacchi, che il problema per
lo stato è solo quello della salute dei cittadini?
A meno che, malizia permettendo, la preoccupazione da
cui ci si è mossi è che, fatti tutti i
calcoli, costa di più curare un tumore, dell'introito
delle sigarette di quell'individuo. Ma è solo
una cinica cattiveria che spero non sia vera. Comunque,
se siamo davanti, come correttamente è stato
definito, ad una patologia da curare, perché
non intervenire anche sulla censura dei comportamenti
degli "opinion leader" di strada, di quelli
che "
se lo fa lui allora lo posso fare anch'io"?
Sai bene che non mi riferisco agli attori degli anni
cinquanta ma a tutti quelli che durante l'esercizio
delle loro pubbliche funzioni continuano a fumare e
a farsi vedere fumare. Si, perchè forse non basta
fumare all'aperto per salvarsi la coscienza e prevenire
nuovi ingressi nel mondo dei fumatori soprattutto da
parte dei giovani. Che penserà infatti, il minorenne
vedendo il proprio insegnante che tira avidamente la
sua boccata a cavallo della porta del giardino della
scuola o che vede fumare il carabiniere in divisa, il
medico in camice bianco, il giudice o il politico nell'intervallo
delle loro attività ma con la funzione autorevole
che svolgono impressa nei simboli della loro divisa?
Si farà impressionare di più dalle scritte
macabre delle raccomandazioni sui pacchetti di sigarette
o sarà più sensibile all'esempio e all'emulazione
di alcuni detentori della conoscenza e del potere ?
Come vedi, dipende tutto, dall'affermazione che il fumo
è una patologia. E se cosi è, ed io ne
sono totalmente convinto, allora ne consegue che i fumatori,
devono essere curati con impegno da parte dello stato
perchè non si ammalino di tumore. L'importante
è dunque avere chiaro l'obbiettivo. Se è
prevenzione e cura occorre coinvolgimento e informazione.
Con un pizzico di repressione graduale. Un pizzico.
Non l'intolleranza, soprattutto da parte di chi ha la
coscienza sporca come lo stato italiano. Ci mancherebbe
altro che qualcuno pensasse a forme di proibizionismo
del tipo america anni '20 o alla stessa inconcludente
maniera repressiva con la quale oggi si proibisce l'uso
della droga che, come è noto, oltre ad aumentare
il numero dei drogati, ha fatto fare un bel po di quattrini
a un sacco di gente, dagli spacciatori
..ai riabilitatori.
L'intolleranza è figlia della paura. Sempre.
Sia quando era nei comportamenti indifferenti di chi
soffiava fumo sui bambini, sia di chi, adesso, non riesce
a vivere con comprensione e gradualità il problema
di tutti quelli che, della nicotina, per il suo grado
di tossicodipendenza, hanno bisogno e lo avrànno
ancora forse per sempre. I dati scientifici e inoppugnabili
delle sue conseguenze cancerogene sono ormai presenti
nella consapevolezza di tutti. Anche nella loro. Che
il buon senso ci aiuti, senza
sceriffi!
Franco Venni
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