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E’ un argomento
di cui si parla poco, quello della donazione di organi.
Sembra un argomento
fastidioso da delegare, che ne so, più alla classe medica,
ai volontari, forse agli psicologi, insomma a chi ha
a che fare, per principio e funzioni, con le disgrazie
ed i cadaveri.
E, come in tutti
questi casi, meglio pensarci un’altra volta. Già, perché
con tutte le rogne che abbiamo ogni giorno, proprio
a quando sarò morto devo pensare ? Provveda chi rimane
!
E invece pare proprio
che dobbiamo pensarci e decidere adesso. Difficile decidere
dopo.
La burocrazia sta
dalla parte del codice e il diritto all’integrità e
alla dignità del corpo, ancorché buono per concimare
i prati, pare che tiri di più della sofferenza dei corpi
altrui.
Diciamoci la verità.
Una volta tanto, questa burocrazia ci potrebbe anche
fare piacere.
Purtroppo però,
in questo momento ci sono 10.000 persone che vivono
male e aspettano, per ritornare ad una dignità di vita
decente, che qualcuno gli regali il cuore o qualche
frattaglia.
Allora coraggio
e metti quella maledetta firma, ti dicono! Entra nel
mucchio di quelli che dichiarano la propria disponibilità
a donare gli organi, dove oggi, magari hai pure la sensazione
che 20.000 occhi ti guardano per vedere quando tocca
a te!
Ridendo del macabro
c’è un fondo di verità.
Si, insomma, è
come quando su una barca in mezzo alla tempesta si è
in troppi per salvarci tutti. Non dico che qualcuno
guardi gli altri per indovinare quanto tempo gli manchi
prima di tirare il calzino, ma certo ogni sguardo ti
manda una specie di brivido freddo, giu per la schiena.
Soprattutto se
hai la sensazione che chi ti guarda è uno che in genere
porta jella. Allora mi iscrivo o non mi iscrivo fra
quelli che sono contenti di farsi sforbiciare ?
Io con la testa
dico di si ma lo stomaco mi si arriccia come se il maquillage
me lo facessero da vivo. Già adesso, penso al dentista
come ad un ufficiale dalla Gestapo, e dal parrucchiere
controllo torvo nello specchio l’andazzo delle forbici,
figuriamoci come sto all’operazione smontaggio dei miei
organi.
Il problema è che
se sono morto, chi se ne frega, prendete tutto e a buon
rendere nella prossima vita. Magari ci faccio pure una
bella figura sulla lapide. Ma chi me lo dice che sono
morto davvero? Elementare Watson! La “Scienza medica”!
Che ha definito morto chi ha il cervello con tutte le
cellule morte, encefalogramma piatto! A parte la battutaccia
del tipo, se questo è vero perché qualcuno di nostra
conoscenza ancora sta in giro a far danni, la risposta
in realtà dovrebbe essere ok. Lo dice la scienza e allora
siamo a posto. Ma la scienza tra virgolette sposta ogni
giorno i paletti dei confini della propria conoscenza,
peggio dell’esercito austro ungarico nella prima guerra
mondiale! E se domani magari si scopre che si “trapassa”,
termine molto adatto per dire che si passa senza incertezze,
non come si pensa adesso ma dopo cinque giorni dalla
morte cerebrale? Della serie, mi si fregano l’argenteria
senza colpo ferire. E’ vero, potrebbe anche essere.
Ma dopo tutte queste
brave masturbazioni mentali, guardo mio figlio di 9
anni. Bello, florido che ride sempre, con gli ormoni
che girano a 3000 e tutta la vita davanti e penso. E
se un giorno, per una disgrazia qualsiasi, anche lui
avesse bisogno di un organo? Perché qualcuno glielo
dovrebbe donare se io, non l’ho fatto per primo con
qualcun altro che aveva bisogno come lui?
Santo cielo! Il
ragionamento prende una brutta piega. Mi sento scivolar
giu come sul taboga.
Mi sa che devo
dire anch’io di si con buona pace, della resurrezione
dei corpi, delle nuove frontiere della medicina e della
conoscenza. Mi sa che devo mettere quella firma come
ho fatto con l’assicurazione con la vita, anche se preferivo
pagare in euro piuttosto che con i brividi nel fondo
schiena. Tanto, se ha da essere, posso dire no al trinciabudella,
ma poi i bachi chi li ferma? E allora va bene, vado
a mettermi in lista anche io, ma a due condizioni. La
prima è che non lo si sappia in giro, se non quando
sarò più freddo di un mammuth al polo nord, perché non
mi piacerebbe sentirmi troppo osservato da uno dei diecimila.
I segni scaramantici che conosco non si possono fare
in pubblico! E farlo solo con le mani in tasca, viene
male! E la seconda è che, quando sarò steso sul
tavolo di marmo, prima di togliermi la maglietta, me
lo chiediate.
Non si sa mai,
potrei anche ripensarci e volerne una pulita!
Franco Venni
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