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>> OVINDOLI:STAZIONE SCIISTICA O AVAMPOSTO …DEGLI UOMINI PERDUTI?
 

 

Magnola ha indubbiamente piste da sci in grado di soddisfare un pò tutti i gusti. Dall’imbranato come me al piffero maliardo con due fessure nipponiche di plastica non riciclabile  al posto degli occhi e due stecche d’acciaio ai piedini ingessati che tagliano neve e ghiaccio come rasoi.

E allora che c’è da ridire? La neve c’è, il panorama pure, le seggiovie funzionano, gli sciatori e le famiglie non mancano

C’è che basta trovarsi nella situazione di sabato 28 scorso per capire quanto ancora siamo lontani da un servizio che giustifichi i soldi che si pagano per l’accesso e l’uso delle piste.

E’ successo che è bastato un cambiamento di tempo con neve gelata e una piccola bufera per scatenare il caos. Una folla non proprio paziente, in fila per riprendere la seggiovia verso gli alberghi, si è trovata nelle condizioni di dover aspettare piu di un ora nel maltempo, senza la possibilità di un riparo, con una temperatura che si era fatta improvvisamente rigida e con il problema dei bambini piccoli che non hanno trovato il modo ne l’organizzazione capace di dar loro la precedenza. Si perché la precedenza era data rigorosamente agli sci e a chi era per primo in fila.

Cosa che ha fatto scatenare le ire di qualche padre giustamente preoccupato e pronto a trasformare in palle di neve gli addetti alla seggiovia.

Le ragioni della rabbia c’erano tutte . Nessun riparo. Punti ristoro che sono dei bugigattoli incapaci di contenere piu di due famiglie per volta e chiamati pomposamente bar. Una ottusa incomprensione per un problema che, anche in periodi di clonazione facile, si poteva risolvere con la consapevolezza di chi sa che due pezzi di ferro, chiamati sci, sono molto meno importanti di un qualsiasi bambino estenuato dall’attesa in fila e semiassiderato dal freddo.  Nessuna informazione tempestiva in grado di avvertire alla biglietteria i turisti del tempo che avrebbero trovato in quota.

Una informazione di estrema utilità per chi come me si è trovato in questa situazione seduto sulla seggiovia con un bambino piccolo, durante una costosa salita, utile solo a farlo rimettere in fila per l’immediata discesa

Nell’era dei satelliti abbiamo paura ad organizzare un display che avverta in tempo reale sulle condizioni in quota?  O è molto meglio continuare a far cassetta anche con la disinformazione?

E allora il problema di certi luoghi è sempre lo stesso. La professionalità di un certo tipo di operatori che mancano del senso dell’accoglienza e dell’immaginare che sarebbe bello che il cliente dell’anno prima torni anche l’anno dopo, invece che andarsene da un'altra parte piu accogliente.

E il problema non è nemmeno quello di chiedere ora all’albergatore che organizzi piu animazione, ora all’addetto della struttura di risalita che faccia piu informazione, ora all’amministrazione comunale perché allarghi il parcheggio o migliori la viabilità.

Tutto questo è sicuramente utile anzi indispensabile, ma quello che fa la qualità e che poi viene percepito dal turista che si vuole far affezionare all’Abruzzo è una accoglienza complessiva da parte di tutti i residenti qualunque sia l’attività che svolgono. Ebbene si! Ripetiamolo. E’ un problema di cultura turistica complessiva del territorio.

Si deve ancora capire da parte di tutti che la concorrenza non è fra l’albergo Miramonti di Cogne e l’albergo Magnola di Ovindoli. ma tra l’accoglienza complessiva proposta dalla regione Abruzzo con quella proposta dalla Val D’Aosta.

Per cui il sorriso e la gentilezza non la devo trovare, mi si perdoni l’ipotesi assurda, solo al botteghino della seggiovia ma anche al più famoso ristorante di Celano.

 Si deve capire che il cameriere non può farti sentire come la mosca di Kafka  che gli contamina il tavolo, per cui ti fa aspettare senza motivo piu di mezz’ora prima di prendere l’ordinazione, ti si avvicina in cagnesco se gli chiedi una bottiglia d’acqua, non ti da la lista dei cibi che tiene gelosamente sotto il braccio, ti recita come una litania funebre i titoli della metà dei piatti in grado di offrire e che, rivolgendoti uno sguardo triste e un po’ ebete, continua a non capire del perché ti ostini a chiedergli gli ingredienti dei piatti.

Insomma sarebbe bene che la domanda “cosa offro?” venisse un po prima del famigerato “che m’attocca?”

Franco Venni

 
 

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