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09/02/2004
Per me che i "bond"
li conoscevo solo per i film di OO7, vi confesso è
stata una sorpresa. Dai tempi di Giuffré il miracolo
italiano più in voga è stato sempre quello
di moltiplicare i pani e i pesci degli altri nella credenza
propria. Ma questa volta si è raggiunto il guinnes
dei primati. E più l'imbroglio è grande
e meno convincente si fa l'aurea di "volpino"
di Callisto Tanzi.
Vogliamo parlar male delle banche? E' come sparare sul
pianista. Che queste affibbino la mondezza ai propri
clienti pare ancora una volta dimostrato dai fatti.
Che i loro promotori finanziari siano assolutamente
inaffidabili, non lo dico io ma le tristi esperienze
di un rosario di casi lungo come un canapo da ormeggio.
Anche se questo non significa che non bisogna più
investire nelle aziende e nel mercato azionario, perché
sarebbe la fine di quella economia di mercato che in
fondo è l'unica che conosciamo.
Il problema è la fiducia complessiva nelle nostre
istituzioni che frana nell'immaginario collettivo presente
in ciascuno di noi. Che ci siano i ladri è normale:
Che ci sia anche qualche guardia corrotta, anche questo
è "fisiologico" anche se meno tollerabile.
Che non siano affidabili i sistemi di prevenzione e
controllo, nelle dimensioni che sono emerse in questa
vicenda, crea il panico. Se è il sistema che
puo essere bucato con tanta facilità e tante
complicità, devo pensare che il risparmio si
puo tenere solo sotto il mattone o solo comprando mattoni?
Ma c'è di più. Che non sia affidabile
l'Italia in Europa è un pensiero che vorrei proprio
scacciare. Ma chi convincerà i paesi nordici
che gia avevano digerito male lo scippo dell'Agenzia
per l'alimentazione assegnato a Parma dell'innocenza
del rappresentante dell'Italia che ha messo a segno
questo risultato forse proprio facendo valere, fra l'altro,
le cifre allegre del fatturato Parmalat.
La differenza di poche ore fra la designazione di Parma
e le informazioni sul crack convinceranno l'Europa che
si tratta di una pura coincidenza o penseranno che si
tratta della solita sveltina degli italiani ai quali
saldare presto il conto con gli interessi?
E se questa fiducia sta venendo meno cosa dire di altri
prodotti finanziari di primarie aziende italiane di
settori a rischio come quelli dell'auto e dei telefonici,
che in questo momento sono in grave situazione debitoria
e qualcuna di esse considerata a rischio anche da parte
di certificatori internazionali? Chi si assumerà
la responsabilità di sconsigliare gli investimenti
in queste obbligazioni visto che di questa carta sono
piene le banche che dovrebbero consigliare altrove gli
investimenti della propria clientela?
Giorni fa ho assistito ad un interessante convegno sull'azienda
etica. Molte cose sono state dette anche di pregevoli
come quella che non basta costruire un asilo in Africa
o sponsorizzare una ricerca sul cancro o finanziare
un restauro di un opera d'arte, per fare di un'azienda
che si diletta a rapinare poveri cristi, un'azienda
etica.
Ma non basta. La prima cosa che rende etica un'azienda
è quella di essere trasparente e di consentire
a me consumatore anonimo, di avere un potere contrattuale
vero
Il che significa, cara impresa, alcune cose:
che in ogni tua comunicazione, anche pubblicitaria,
dica sempre la verità senza dimenticarti le cose
che potrebbero farmi dispiacere, aiutandomi a scegliere
al meglio, per me;
che se tu azienda non mi piaci, io abbia o la possibilità
di rivolgermi ad un'altra che ti faccia la concorrenza
o, in condizioni di monopolio, che tu accetti di trattare
con le organizzazioni dei consumatori le condizioni
alle quali ti sia consentito vendere il tuo prodotto
o servizio;
che agevoli e collabori fattivamente per rendere efficienti
i sistemi pubblici di controllo.
Voglio troppo? Forse, ma mi sono francamente stancato
di farmi fregare i miei cento euro in banca da quelli
che regalano i miliardi ai bambini africani e che vorrebbero
pure essere ringraziati! Una volta un professore di
latino, scherzando, mi disse mentre gli davo un pezzo
della mia merenda "Timeo Danaos dona ferentes"
Io che di latino masticavo poco gli risposi che non
si preoccupasse, che era gratis! Che ci vuoi fare! Adesso
l'ho capito anch'io e sono ancora fra quelli che, saggiamente,
si parano il sottopancia quando qualcuno gli dice di
regalargli qualcosa!
Franco Venni
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