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9
dic 2002
Al passeggero che
vuole traghettare dall’altra parte o a Messina o a Villa
S.Giovanni è bene che non manchino mai gli occhiali
quando fa il biglietto. Il motivo è semplice. Potrebbe
capitargli quello che è capitato a me all’andata e al
ritorno.
Prezzo del biglietto
19,50 euro. Consegno un pezzo da 50. Sono in fila .
Dietro la coda spinge. Il bigliettaio mi rifila una
moneta da 50 cent e due biglietti da 10. Prendo il tutto
comprendente un biglietto fisarmonica e i biglietti
da dieci, ma mi accorgo all’ultimo momento, quando gia
il passeggero dietro di me ha cominciato la propria
operazione, che ne manca uno. Alzo gli occhi e non faccio
in tempo a pronunciare la parola “Scusi…”, che il solerte
bigliettaio mi allunga le altre dieci prelevandole,
attenzione, non dalla cassa ma dallo scaffale adiacente
allo sportello! Come dire forza gonzi! Avanti il prossimo!
Furbo solo lui? Neanche a parlarne. Sull’altra sponda
stesso giochetto. Questa volta è bastato lo sguardo
fisso. Ci siamo capiti al volo! Scommetto che ha sentito
in forte pericolo il baffo spiovente! Mica male, altro
che stipendio, a botte da dieci euro minime, fra un
po qualcuno si compra la ditta. Ma non credo che il
gioco se lo siano inventato solo in Sicilia. Anzi credo
che sia scritto in molti dialetti e in molte lingue.
Dunque sempre attenzione ai resti e pazienza se quello
dietro, sbuffa.
Ma non basta, la
mia vena sarcastica ha avuto spunti piu rilevanti
Insomma. Da mezzora
a un ora per andare di la col traghetto! Anche con il
mare brutto.
E col ponte che
succederà ? Gia me lo immagino. Incolonnamento all’imboccatura,
un quarto d’ora per farselo tutto a 50 all’ora. Risparmio
teorico in termini di tempo ? Non apprezzabile nei periodi
normali. Forse mezzora nei periodi di punta. E alla
prima brezza, ponte chiuso per eccesso di vento! E allora?
Inutile dirlo. Signori, oggi servizio sostitutivo… il
traghetto !
Bella figura per
cinque chilometri e mezzo di cavi portanti in acciaio
senza giunture, del diametro di un metro e 24 centimetri,
pesanti piu di 50.000 tonnellate e dal costo inimmaginabile.
Capisco l’importanza
di farlo per coloro che ci potrebbero lavorare e per
chi deve metterci la firma ma per noi cittadini, turisti
e utenti della strada quali vantaggi, quali benefici?
Pensando a questo
ponte mi vengono in mente le grandi opere di regime,
quelle che lasciano il segno e che si legano non all’utilità
del popolo ma al nome di questo o quel re, faraone,
dittatore, ecc. A quei personaggi insomma che amano
la gente un po’ genuflessa o piu modestamente a quei
sindaci che ti riempiono le strade di semafori e che
smettono regolarmente di farli funzionare dopo tre giorni
per evitare di essere presi a calci nei bar cittadini,
dagli automobilisti persi negli ingorghi che si sono
creati grazie a questi guizzi di …creatività.
Un ponte
che sull’isola riduce, quando va bene, mezz’ora di percorso
ma che lascia città di primaria importanza per i traffici,
come Ragusa, a piu di quattro ore di distanza, punti
d’imbarco a Villa S.Giovanni e Messina attrezzati come
un suk arabo, una Salerno Reggio Calabria che è rilassante
come una caduta di jumping. Insomma con un quinto della
spesa si potrebbe dare ai cittadini un vantaggio, in
termini di tempo risparmiato, dieci volte superiore
a quello realizzato dal ponte. Che geni!
Senza contare il
paesaggio. Per rendersi conto di cosa si potrà vedere
con il ponte fatto, basta dare un occhiata alle due
torri di acciaio collocate sulle due rive dello stretto,
che una volta portavano non una autostrada e una ferrovia
ma solo i cavi dell’alta tensione. Quella sul versante
siciliano, vista da Scilla, sembra che la
si possa toccare, da quanto è gigantesca e fa sembrare
le case sottostanti delle piccole escrescenze di muffa.
Ma non importa c’è chi giura che il ponte si farà. Forse
meglio quello, che la guerra della carestia per la chiusura
di Termini Imprese. Ma leggo sui giornali che un ingegnere
di Pescara, l’ing. .De Angelis, uno che i ponti sospesi
li mangia a colazione, anche per aver messo la firma
su quello del Po a Ravenna, giura che è impossibile
farlo e se ci si prova, viene giù al primo gorgoglio
di stomaco dell’Etna o al primo zefiro un pò appassionato
di Cariddi. Lingua biforcuta? Forse. Ma quando sarà
costruito e proprio non si potrà fare a meno di passarci
sopra, io non potrò mai abbandonare la sensazione che
forse farei meglio a mettermi la maschera, le pinne
e uno spray antisquali.
Franco Venni
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