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05/11/2003
Eccoli la. Tutti
in bella mostra, cinque, sei, anche sette cassonetti
colorati che da lontano ti sembra di stare nel paese
dei balocchi e da vicino dentro la solfatara di Pozzuoli.
Piazzati dove nessuno li vorrebbe, per esempio dietro
il portone di casa propria, ma che
quando c'è
da buttare il "sacchetto", sono sempre un
po troppo lontani.
La chiamano la società dei consumi. A me pare
la società dei rifiuti. Anche un po scema, perché
anziché cercare di farne di meno si perde un
sacco di tempo a vedere come liberarcene. Da un po di
tempo anziche bruciarli e trasformarli in leggiadra
diossina si è pensato ad organizzarne il recupero
ed il riciclaggio con la raccolta differenziata. Pensiero
sacrosanto se l'obbiettivo è il risparmio delle
materie prime, un po meno santo se è solo finalizzato
a farci i quattrini sopra.
Insomma alla fine non vorremmo che per mantenere l'occupazione
del settore, dovessimo periodicamente aumentare la carta
che avvolge il salame. Spesso
. al prezzo del salame,
visto che per molti commercianti la tara è ancora
un fastidio tecnologico.
Intendiamoci non vorrei essere bruciato sul rogo della
polemica perché contrario alla raccolta differenziata
e al riciclaggio. Mi preoccupo solo di sottolineare
qualche effetto collaterale per noi cittadini indesiderato,
quando la proliferazione dei cassonetti di Disneyland
raggiunge livelli insopportabili. Il problema è
che ogni giorno ce n'è uno nuovo in stile diverso,
che fa tanto "pittoresco"!
E ogni giorno, teoricamente e per logica conseguenza,
uno in casa dovrebbe avere altrettanti contenitori,
ognuno per mettere, le pile della radio, il depliant
del supermercato, le bucce di pomodoro, i calzini irreparabilmente
bucati, la scatola dei piselli, la busta di plastica
del formaggio, la cassetta vuota dei cachi, l'aspirina
scaduta, il vetro rotto del quadro di nonna Assunta
che riposi in pace, etc
Una volta c'era la madia per gli alimenti con i prodotti
sfusi, forse si mangiava di meno e meglio e c'era poco
da buttare. Non dico di tornare a quei tempi, fra l'altro
molto scomodi. Dico solo che a forza di metter sacchetti
per la roba da buttare, non mi c'entra più il
tavolo in cucina
Allora parliamoci chiaro! Separare in casa la roba da
buttare è un servizio che posso anche fare volentieri
ma a condizione che poi paghi la bolletta in base alla
quantità dei miei rifiuti e non ai metri quadri
di casa mia e soprattutto a condizione che paghi visibilmente
meno del mio odioso vicino che fischiettandomi compassionevolmente
scarichi il suo sacchetto omnibus, pieno di tutto.
Gia, e se poi chi ritira i rifiuti ributta tutto in
un mucchio unico perché non ha l'organizzazione
per gestire la raccolta differenziata ?
Insomma intanto ci teniamo i nostri bravi trenini di
cassonetti colorati che sono pericolosi quando sporgono
dal marciapiede e ci si struscia con le auto, quando
invadono il marciapiede e ti fanno scendere in mezzo
alle macchine per strada, quando stanno accanto alle
fermate degli autobus, quando diventano il cesso di
tutti i ristoranti di pesce della zona e nessuno li
vuota per due o tre giorni, quando te li posteggiano
sui dossi ed in curva, soprattutto quando in virtu del
libero arbitrio ogni bravo automobilista che deve parcheggiare
se li aggiusta alla bisogna, ovviamente la sua.
Se proprio ce li dobbiamo tenere in attesa di soluzioni
migliori, teniamoceli! Ma signori amministratori pubblici
ricordatevi che i cittadini li subiscono ma non li amano
Non vorrebbero averli quando arriva il camion a ritirarli
alle sei della mattina e ti sveglia tutta la camerata
a partire dai più piccoli che quanto a strilli
ci mettono del loro, o quando lo stesso camion ti si
blocca davanti per esigenze del servizio alle otto mentre
devi accompagnare i bambini a scuola e tu con la bava
alla bocca dici cose profondamente diseducative per
i tuoi piccoli con un occhio alla lancetta dei secondi
e l'altro che sbircia l'occasione di un sorpasso da
brivido della serie "io speriamo che me la cavo
Non li vogliono perché sono faticosi quando sono
troppo grandi e con le sponde alte pensate per giocatori
di basket e lanciatori di martello quando si deve fare
i conti con fagotti un po più pesanti e con lo
strappo muscolare sempre in agguato.
Non li vogliono perché te li trovi quasi sempre
sfasciati e con le pedaliere fuori uso e allora tutti
sanno cosa significa con una mano riuscire ad alzare
per non più di 15 cm il coperchio e cercare di
incastrare il fagottino nella fessura, che ogni volta
sogni che al posto del fagottino ci sia il corpo dell'assessore
di turno.
Non li vogliono e magari lo sanno. Ma sono sadici e
ogni tanto ce n'è uno nuovo. Non stupiamoci di
quello che dico perché a forza di dirci che il
rifiuto è una risorsa ci ho creduto anche io.
Il problema è che per ora non mi tornano i conti
e allora la domanda è se il rifiuto è
una risorsa oggi per chi lo è?
E se la risorsa vera fosse invece quella di incartare
di meno, premiando solo chi lo fa, visto che a forza
d'incartare
qui ci siamo incartati tutti?
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