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>> UN CASO DI ORDINARIA FOLLIA
 

 

Questa è la trama per un nuovo libro di Steven King. Lo ambienterei in una delle regioni dell’Italia centrale e nell’attuale periodo storico. Ovviamente fatti e personaggi sono puramente immaginari e tutto, dico proprio tutto, è frutto della mia perfida fantasia. Non amo finire da uno strizzacervelli con l’accusa di essere un mitomane

Personaggi. Una signora operata con il trapianto di un organo vitale in una capitale di un paese straniero, anzi no europeo, familiari tuttofare in ansia, un ospedale italiano con personale un po’ sprovveduto, una prefettura cinicamente burocratica e inefficiente, un equipaggio di un aereo militare comprensivo, medici ospedalieri unghiuti ed infingardi, un bravo medico di base, lettighe di diversa dimensione e proprietà, due boccioni di flebo sempre in movimento. Ecco la trama:

La signora sta male. Analisi con valori da coma. Il medico di famiglia chiede il ricovero urgente in ospedale. L’infermiera del pronto soccorso guarda la figlia con commiserazione e sentenzia ad alta voce  “Non c’è posto neanche a pagamento, figurati se te la ricoverano”

Medico digrigna i denti e paziente viene  ricoverata ore 17. Ma è sabato e il Professore verrà solo lunedì. Ergo, sabato e domenica flebo e parole crociate. Lunedì visita del professore, diagnosticato il rigetto. Non sanno dove mettere le mani. Primario dichiara indispensabile il ricovero dove è stato fatto il trapianto. Al centro trapianti, dicono che si potrebbe andare in un ospedale italiano, Roma, Bologna, per esempio. Ma il primario conosce i suoi polli e insiste per il ricovero all’estero.Firma un modello 112 e trova fortunosamente un secondo primario che firma insieme a lui come vuole la procedura. Lo stellone brilla. Familiari a caccia della procedura per trovare un aereo che porti la paziente nella capitale europea dove è stato fatto il trapianto. Allertato l’ospedale di destinazione che, conosciuti i risultati delle analisi, chiede la massima urgenza nel trasferimento. Il 118 interviene per prenotare un aereo sanitario. Una infermiera spiritosa informa che, in base alla procedura 716/894, volendo, la paziente può essere trasportata anche privatamente con il proprio aereo. Ricerca urgente del ragioniere della ASL che deve verificare le firme dei due professori e mettere un timbro con la sua firma. Viene messo a disposizione l’equipaggio dell’aereo militare che deve essere impegnato nella missione umanitaria. Viene preparato l’aereo con l’inserimento di una lettiga nel vano bombe. Il 118 chiede conferma all’ospedale. L’insicurezza aleggia gialla e densa sulla vicenda. Si suggerisce in caso di film di affidare la colonna sonora ad un discepolo di Dario Argento. Il primario non c’è e non conferma. Risponde infermiera all’oscuro del caso. “La signora si doveva ricoverare si, ma all’ospedale cittadino”. Tombola!  Il 118 disdice aereo ed equipaggio.

Ore 19.00 La signora sta sempre peggio Richiamato e chiarito l’equivoco, il 118 si ricorda che ci vuole anche l’autorizzazione della Prefettura. Primario, venature verdi sul viso diafano, chiama la prefettura per sapere cosa fare e come procedere concretamente. Prefettura invia, tutta contenta, fax con testo della legge. Primario firma richiesta di espatrio e cartello “vietato disturbare ancora”.

Ore 20. 45 Prefettura, conferma aereo militare, però si ricorda di dire che ci vuole un medico che l’accompagni. Ricerca medico nell’ospedale. Nessun medico disponibile. Condizioni della signora si aggravano. I medici si fregano le mani e comunicano che vengono solo a pagamento. Prefettura chiama per sollecito. Se passa ancora del tempo, niente volo. Se senza medico, niente volo.

Ore 21.10 Medico curante informato, pena essere spellato vivo, accetta. Comunicato prefettura nome medico curante. Prefettura dice OK. Ma si ricorda di dire che potranno salire a bordo solo la paziente, due familiari e il medico. I familiari non saranno riaccompagnati indietro. Il medico si, ma solo fino a Ciampino e il familiare che volesse rimanere all’estero dovrà andare a compilare il modello E 111 per eventuali rimborsi, qualora gli venisse un coccolone, fuori della patria.

Ore 22.30 Peggioramento continuo della signora con due flebo nelle vene. Arriva l’ambulanza

Ore 23.00 aereoporto italiano. Si sta per salire a bordo. Familiari parlano con pilota aereo e vengono invitati a salire anche loro. Contrariamente a quanto detto dalla prefettura, si scopre che i familiari possono essere riaccompagnati sullo stesso aereo con il medico fino a Roma. Pilota legge carte e, in base alla dichiarazione del primario, viziata per eccesso di cautela e non pertinente al caso, scopre che la malata potrebbe essere infettiva. Volo sospeso per nuova autorizzazione. Il viso della paziente tende al bianco intonaco. Dichiarazione del medico curante che si assume la responsabilità di affermare che la paziente non è infettiva

Ore 2.30 Arrivo all’aeroporto capitale estera. Nessuna ambulanza sulla pista. La prefettura non aveva comunicato il bisogno di ambulanza. Le flebo potevano essere tenute sotto le braccia.

Arriva ambulanza in dotazione all’aeroporto a vedere che succede e perché non arrivata l’ambulanza dell’ospedale di destinazione

Ore 3.30 chiamato ospedale estero. L’ospedale non è dotato di ambulanza. Paziente sempre più vicina al coma, parcheggiata sull’ambulanza dell’aeroporto in attesa che arrivi quella a pagamento. Arriverà alle ore 5.00 Alle 5.30 la signora finisce la prima parte del viaggio e inizia la seconda.  Dopo nuove analisi e decisione di nuovo intervento, si scopre che un macchinario necessario è rotto e operazione da fare in altro ospedale della zona. Peccato che il governo italiano intenda coprire le spese solo se l‘intervento avviene nell’ospedale originario. O meglio, così hanno detto.

Ore 3.45 l’aereo riparte con i familiari. Atterra felicemente a Roma senza esplodere in volo.

I familiari tornano a casa con macchina marciante e senza fare incidenti gravi.

Condirei inoltre questo canovaccio con tre quattro telefonate a vuoto, per ognuna utile e per dare più suspence, farei intervenire telefonicamente l’ospedale di destinazione con una telefonata ogni due ore, per sollecitare il ricovero immediato. Vi piace? Si? Per forza, sembra vero!

Franco Venni

 
 

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