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05/01/2004
Ma si, lasciamoli
a piedi e magari investiamoli sulle strisce !
Facciamogli capire quanto siamo arrabbiati. Non ci hanno
firmato il contratto ?
E noi blocchiamo la città, seminiamo i chiodi
e buchiamo le gomme delle macchine, dei motorini e delle
biciclette. Tutti fermi, anche la sedia a dondolo del
nonno!
Nessun si muova! Lasciapassare solo per i cortei contro
l'azienda. Nessuno guardi altro che i nostri striscioni!
Anzi, se uno viene trovato a leggere anche solo il biglietto
del tram, sia messo alla gogna!
Bravi, complimenti!
E che ci vuole! Anche a noi consumatori ci girano le
scatole perché nonostante la tenuta dell'euro
sul dollaro, la benzina non diminuisce mai, tutto aumenta,
le autostrade pure e non sappiamo più come fare.
Eppure non pensiamo che sarebbe una bella idea creare
disagi alla gente, bloccando il traffico delle città
con piccoli gruppi che ne attraversino le strade in
continuazione nei punti strategici. E voi pensate di
trovare cosi la solidarietà della gente ?
Guardate che neanche i santi in paradiso vi amano più
per tutte le volte che sono stati nominati dalla gente
con tutte quelle parolacce cosi poco educate.
Allora ragioniamo. Forse soluzioni alternative a quelle
che ci fanno tanto arrabbiare possono anche esserci.
Forse basta solo cercarle.
Una, ad esempio, potrebbe essere una legge che obblighi
le aziende a depositare presso un fondo di solidarietà
un contributo proporzionato alle ore scioperate da parte
di ogni lavoratore che aderisca allo sciopero.
Così voi continuereste a portare gli altri lavoratori
in ufficio e l'azienda sarebbe costretta a pagare una
penale sgradita. Ma se sono i titoli sui giornali che
giustamente vi interessano si possono sempre pensare
cose spettacolari che coinvolgano i cittadini invece
che obbligarli a ripensare affettuosamente all'uso legale
degli strumenti di tortura.
Che i lavoratori abbiano il sacrosanto diritto di protestare
per il mancato rinnovo dei contratti, sta scritto in
ogni scontrino fiscale del supermercato, in ogni bolletta
del servizio pubblico e in ogni ricevuta di carburante
perchè sta scritto nei conti che ognuno di noi
deve farsi, non più a fine mese ma già
a partire dalla sua metà.
Ma delle regole ci dovranno pure essere che tutelino
i cittadini tutti, compresi gli stessi lavoratori che
scioperano, quando cercano di passare da una parte all'altra
del paese o della loro città.
Il rispetto severo, ad esempio, delle garanzie dei servizi
essenziali in caso di sciopero deve essere una regola
da cui non si può e non si deve prescindere e
i cittadini che vengono ingiustamente colpiti, hanno
il sacrosanto diritto di chiedere l'uso del pugno di
ferro della magistratura nei confronti di chi fa il
prepotente.
Il mancato rispetto delle regole senza una opportuna
e tempestiva reazione di chi deve tutelarle, fa parte
dei casi di anarchia istituzionale, dove ciascuno si
organizza e reagisce da solo come può.
Ma, mi pare che, per fortuna, la nostra realtà
non sia ancora questa.
Allora occorre che la magistratura intervenga e il parlamento
dia strumenti nuovi.
Che ne direste, per esempio di contemplare la responsabilità
per ritardo nel rinnovo dei contratti di lavoro e di
regolamentare in modo diverso il facile uso del certificato
medico.
Gia, non sarebbe poi tanto male avere il coraggio di
rivedere quelle norme, pubblicizzate come conquiste
sindacali e utilizzate spesso impropriamente e fonti
di incredibili privilegi e abusi nei confronti dei cittadini.
Quelle furbizie, insomma, che hanno creato tante riserve
mentali in tutti noi, alle prese con una burocrazia
irrespirabile in un paese moderno e che non contribuiscono
oggi a creare quell'alone di simpatia e di credibilità
intorno a certe rivendicazioni giuste che meriterebbero
solidarietà e non diffidenza.
Come dire chi semina vento, raccoglie tempesta!
Franco Venni
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