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Tutti al mare…tutti
al mare.. a mostrar….Cosi si canticchiava alcuni anni
fa con un fraseggio un pò pecoreccio ma indubbiamente
scanzonato e gaudente, certo non adatto in questi periodi
di freddo e di notizie non sempre confortevoli di gente
trasformata in palle di neve e di impianti di risalita
che vanno in tilt con la gente appesa sullo strapiombo.
Ma ci ha pensato la regione a ricordarci che fra un
po sulle nostre belle spiagge saremo tutti in brachette
a mostrar pancini e nefandezze varie. La regione Abruzzo
sta varando infatti un piano demaniale marittimo che
ci riguarda tutti da vicino. Fra le buone intenzioni
di chi l’ha proposto, c’è sicuramente quella di dare
un po di ordine fra le poche iniziative degli enti pubblici
e le tante, molto interessate, dei singoli privati a
caccia, ogni estate, di fare qualche liretta …pardon
eurino in più, pescando nelle nostre tasche.
Cambiate le competenze
sull’uso delle spiagge, non più affidate alle vecchie
capitanerie di porto, ma ai comuni, con la scusa di
pensare al futuro e di sanare il passato, qualche unghiello
affilato è scattato veloce per arraffare il massimo,
ora o mai piu. Succede cosi che ad essere ascoltate
come principali interessate sono le organizzazioni dei
balneatori e non quelle dei consumatori. E’ la classica
svista dell’orbo che ti guarda i capelli e scruta il
portafoglio, perché improvvisamente le spiagge libere,
cioè quelle dove non si paga , passano dal 20% al 10%
. Comunque onore al merito. Oggi queste spiagge vengono
definite come “tratti di litorale aventi caratteristica
di spiaggia fruibile ad uso turistico ricreativo di
tipo balneare” e poi ancora “devono essere dotate a
cura dei comuni interessati, dei servizi minimi, anche
di tipo igienico e vi devono essere garantiti il servizio
di sorveglianza e di salvataggio per la sicurezza dei
bagnanti e la pulizia dell’arenile” Bravi. sette più.
Della serie intanto ve ne diamo la metà di prima e poi
si vedrà. E chi ci garantisce che i comuni, per dirla
nel linguaggio della burocrazia, “ottemperino”?
Gia perché disposizioni
vicine a queste ci sono state anche nel passato ma i
comuni come se la cavavano? Elementare Watson! Un cartello
sbilenco, quando c’era, per avvertirti che la spiaggia
era libera quindi anche usabile come pattumiera
e che la balneazione era pericolosa per assenza di soldi
per pagare un bagnino. Non abbiamo mai visto nessuno,
rispetto parlando, che abbia preteso l’applicazione
di queste norme non facendo passare bilanci comunali
che non prevedessero le somme adeguate in preventivo.
E c’è assai poco anche in questo piano regionale. Non
perché manchino scartoffie da compilare, pardon si dice
trasmettere, da un ufficio comunale ad un ufficio regionale
e da questo a un altro ufficio semiregionale etc., viaggiando
per scrivanie lunghe cinque anni. Mi piacerebbe sapere
che succede a quel comune che non ..”ottempera” oggi,
come nel passato, per mancanza di fondi. Bella domanda
a cui forse una risposta qualche volpino ha gia cominciato
a darla…. A modo suo. Io, dice il volpino, do a te comune,
la pulizia della spiaggia libera, la sorveglianza del
bagnino, e gia che ci sono …voilà! mi voglio pure rovinare!
Ti do anche l’uso dei gabinetti del mio stabilimento.
Tutto gratis! Per iscritto! E tu dai a me la possibilità
di mettere tre file di ombrelloni a pagamento sul di
esso arenile! E bravo Lucignolo, con la codina nervosa
e il baffino fremente! Peccato che sia un “deja vu”
! Stessa scenografia, stesso volpino ! Tu mi dai la
possibilità di mettere quattro sedie sul marciapiede
davanti al bar. Di che ti preoccupi, quattro sedie,
la sera dentro. Fuori animano un po, fanno vita, anzi
per evitare che poi ci vengano i cani, ci metto quattro
vasi e due ombrelloni Ma per carità la sera scompare
tutto. Anzi per evitare che la gente prenda il sole
in testa ci faccio una tenda, magari ci metto due pali,
e magari li inchiodo al marciapiede. E cosi di palo
in palo di tenda in tenda, di vetrata in vetrata, di
muro in muro, il volpino raddoppia il locale a gratis
e fa la sanatoria all’italiana! Ma no sulla spiaggia
è diverso dirà il volpino. Strano.
E allora di chi
sono quegli scheletri di ombrelloni hawaiani, che pernottano
tristi e un po’ macabri nei nostri arenili d’inverno
e che dovevano essere strutture mobili. Ma per carità,
mi sembra di sentirli, quando li hanno messi. Garantiamo
che li toglieremo. Peccato che da tre anni sono ormai
diventati, le sirene del macabro. Ci aspettiamo che
a qualcuno piu volpino degli altri venga in mente di
collegarli, sa, per fare piu ombra mica nell’interesse
nostro, e cosi via. Peccato che la proposta di piano
regionale in questo sia da precisare e che intanto la
definizione di struttura mobile somigli molto alla formula
del monsieur de Lapalisse, bel paesino dell’Auvergne,
che suona così “le strutture mobili sono quelle che
a fine stagione non sono rimosse”
Dunque se il volpino
ti dice “fatti più in la” tu comune che rispondi?
“ ..e io mi scanso?”
Franco Venni
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