I PESCARESI BEVONO O HANNO BEVUTO ACQUA INQUINATA? FUORI LE PROVE !

Apprendiamo che alcune associazioni di consumatori, stanno organizzando raccolta di firme per azioni di risarcimento nei confronti di chi avrebbe fatto bere acqua inquinata dai rubinetti dei pescaresi.

ARCO continua a chiedere senza risposta, prove documentali di queste affermazioni che hanno portato ad incentivare l’acquisto delle acque minerali, alimentando sospetti sulla inidoneità al consumo senza rischi per la salute, dell’acqua del rubinetto.

Continuiamo imperterriti a chiedere conto pubblicamente di queste affermazioni non con supposizioni ma con risultati di analisi certificate da laboratori accreditati SINAL.

Infatti ad ARCO che si è preoccupata concretamente di verificare l’attendibilità delle paure che si sono manifestate all’indomani dei ritrovamenti di discariche inquinanti in prossimità delle falde e di presenze di elementi inquinanti e pericolosi nei punti di captazione, non risulta la presenza di queste sostanze ai rubinetti dei cittadini pescaresi.

Si assiste pertanto in questi giorni, ad una orchestrazione mediatica sulla pericolosità delle acque del rubinetto allo stato delle cose, non documentata e giustificata che porta solo ad incrementare l’uso improprio e dannoso per gli interessi economici dei consumatori di acque minerali.

A questo ARCO non ci sta e, o si documentano le accuse o questi comportamenti avvalorano il sospetto di interessi trasversali a danno dei consumatori dalla quale l’associazione intende difenderli. Il rischio è quello di una vera e propria turbativa di mercato, che coincide ogni volta “casualmente” con la stagione estiva, ma che quest’anno vede l’aggiunta degli appetiti di chi pensa di trarre vantaggi economici dalle cause collettive, ad oggi ancora non definite.

Per questo ARCO chiede ai consumatori di attendere a firmare petizioni prima di conoscerne l’effettiva portata e le relative conseguenze.

Non vorremmo infatti che per seguire gli interessi personali di alcuni avvocati, alcune associazioni di consumatori fossero trascinate, speriamo ingenuamente, ancora una volta verso derive poco trasparenti cosi come è gia successo in passato, ad esempio, con la richiesta fallimentare di adesioni a fantomatici risarcimenti sui mutui in ECU o sulle cause risarcitorie vinte con Telecom di cui non hanno beneficiato gli utenti ma sono servite solo a sovvenzionare con miliardi associazioni e alcuni dirigenti che lo avevano promosse.