QUALCHE RISPOSTA E QUALCHE DOMANDA IMBARAZZANTE

ARCO, preso atto delle dichiarazioni degli esponenti di due associazioni di consumatori, su un giornale che ha titolato “CITTADINI ATTENTI ARCO PRENDEVA I SOLDI DALL’ACA”, nonché del tenore complessivo dell’articolo e delle dichiarazioni ritenute offensive all’interno contenute, comunica quanto segue:

1 – ARCO ha già incaricato i propri avvocati per agire in sede penale e civile per un adeguato risarcimento danni a tutela della propria immagine e per stabilire in sede giudiziaria la verità dei fatti
Comunica che l’atto è rivolto a definire le responsabilità dei singoli soggetti citati nell’articolo ma non intende aprire vertenze in sede giudiziaria con altre associazioni di consumatori ed ambientaliste, con le quali invece intende mantenere aperto un confronto politico sulle strategie e le azioni utili a raggiungere l’obbiettivo di garantire ai cittadini la qualità dell’acqua del rubinetto, stimolandone il consumo alimentare e riducendo gli effetti perversi in termini di sicurezza alimentare, costi e impatto ambientale in atto, dovuti a una pubblicità martellante e spesso ingannevole dei signori delle acque minerali

2 – informiamo, per la seconda e ultima volta, che ARCO nell’ambito della propria strategia di promozione dell’acqua del rubinetto, alternativa agli interessi commerciali delle aziende sopracitate, ha promosso da oltre dieci anni una campagna articolata d’informazione e di miglioramento qualitativo dell’acqua del rubinetto
All’interno di questa campagna denominata “ACQUA CHIARA” ha proposto e realizzato iniziative e progetti in tema di osservatori sui consumi familiari, verifiche e proposte di modifica delle carte dei servizi, tavoli di conciliazione sul contenzioso, iniziative per promuovere la costituzione dell’autorità di garanzia regionale per l’acqua e per i rifiuti, sensibilizzazione degli amministratori comunali al controllo delle reti interne dei condomini, ecc.
Questi progetti, cosi come da sempre fanno tutte le associazioni di volontariato, sono stati realizzati nel corso degli anni sia con investimenti propri sia con finanziamenti di strutture e amministrazioni pubbliche che comprendono Ministeri, Regione, Comuni e aziende pubbliche del settore.
Negli anni citati nell’articolo abbiamo avuto due progetti finanziati i cui risultati sono stati resi pubblici e visibili nella rassegna stampa di quel periodo. Poi, analogamente, altri progetti sullo stesso versante sono stati finanziati negli anni successivi, dal Ministero delle attività produttive (classificati come più meritevoli rispetto ad altri presentati da altre associazioni di consumatori) e successivamente dalla regione Abruzzo dopo una consultazione preventiva con tutti gli ATO.
Se i due progetti di cinque anni fa siano stati registrati nelle voci giuste del bilancio dell’ACA, non spetta a noi valutarlo ma alla magistratura se lo riterrà utile. In quanto alle rate mensili fonte di sospetto, abbiamo già dichiarato che ACA ha accondisceso ad una nostra richiesta di rateizzazione mensile dell’importo che ci ha consentito di poter meglio gestire le anticipazioni dei costi dei progetti. Come è noto noi non abbiamo bilanci di milioni di euro come quello di atre più fortunate associazioni di consumatori.

3 – Adesso le domande a tutti quelli che sostengono che le acque che bevono i pescaresi sono inquinate le facciamo noi e attendiamo risposte chiare e definitive invece di rabbiose offese gratuite .
Leggiamo nell’articolo la seguente affermazione: “Infatti è stato ormai scientificamente accertato, mediante analisi chimiche e perizie tecniche che in vari periodi i cittadini dell’ATO 4 hanno bevuto acqua contenente sostanze nocive, e ciò, nonostante, gli enti citati hanno omesso in maniera grave di avvisare gli utenti come prevede la legge e la stessa carta dei servizi”.

Chiediamo pertanto di conoscere
• Da quale rubinetto sono stati fatti i prelievi dell’acqua che si dice essere inquinata?
Noi l’abbiamo fatto facendo prelievi da alcune abitazioni di Pescara fra cui il rubinetto del nostro ufficio in un appartamento nel Centro di Pescara corso Vittorio Emanuele 163

• Da quale laboratorio abruzzese o per maggior cautela, per evitare possibili interferenze indesiderate, di altra regione,che sia accreditato e certificato “Sinal” sono stati fatti gli esami di laboratorio?
Noi l’abbiamo fatto fare il prelievo al Laboratorio di Biologia Ambientale “Programma Ambiente” certificato Sinal di Siracusa
• Quali gli elementi indesiderati sono stati cercati?
Noi abbiamo cercato tutti gli elementi indesiderati di possibile inquinamento fra cui i seguenti elementi che erano stati indicati come le principali fonti d’inquinamento e precisamente TETRACLOROMETANO – DICLOROETILENE – TETRACLOROETILENE

• Quali risultati hanno dato e in che data sono stati effettuati i vostri prelievi? Dove sono pubblicati i risultati?
Per quanto ci riguarda, l’inizio della prova dell’acqua del nostro rubinetto è avvenuto il giorno 23/07/07 . La fine prova è avvenuta il 26/07/07. I risultati sono pubblicati sul nostro sito e danno valori tutti al di sotto dei parametri di tolleranza metodo EPA 5021/96+EPA 8015D/03

Se qualcuna delle associazioni che dichiarano che l’acqua dell’acquedotto è inquinata, ha risultati diversi, li tiri fuori perché al momento a noi risulta solo che è stato riscontrato l’inquinamento in uno o due punti di captazione, per il quale condividiamo l’azione di tutti quelli che hanno scoperto e denunciato il fatto e preannunciamo la nostra costituzione di parte civile se ci saranno le incriminazioni conseguenti da parte della magistratura. Analogamente avverrà per tutti gli eventuali abusi nella gestione di qualunque azienda pubblica sia essa marsicana o pescarese.

In assenza di prove contrarie questo non giustifica la mancata informazione che qualunque ingegnere idraulico, come quelli consultati da noi, è in grado di dare e cioè che nelle tubazioni avviene un naturale effetto di auto depurazione anche a causa della miscelazione fra più punti di captazione.

A riprova di quanto affermiamo non abbiamo visto ne da parte della ASL ne da parte della magistratura nessun ordine di chiusura dei nostri acquedotti come la legge impone in questi casi.

Dunque se non si fanno conoscere dati affidabili diversi, l’acqua del rubinetto è buona e non crea nessun danno alla salute e alle tasche dei consumatori, cosa che non avviene per le acque minerali per le quali una informazione parziale e irresponsabile che porti molti consumatori giustamente preoccupati ad acquistarle, ingrassa il portafoglio e allevia, magari, anche qualche problema di crisi occupazionale

Per cui insistiamo nella nostra diffida a non creare turbativa di mercato su cui sarà esercitata una “class action” per il recupero dei costi spesi in più e un invito ad associazioni, che continuiamo a considerare importanti presidi alla tutela dei diritti dei cittadini e dell’ambiente, a concertare insieme, pubblicamente risposte costruttive, per non favorire e non dare spazio non solo al partito delle acqua ma anche a quello che noi consideriamo altrettanto pericoloso ed infido delle acque minerali che, su scala internazionale, sta cercando di giocare anche con questi sistemi, una partita troppo importante per essere sottovalutata e persa, per la sola voglia di apparire.

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